Il 21 di Marzo è la Giornata Mondiale della Poesia. Io, come poeta, avrei dovuto essere altrove, ma ho scelto, invece, di lavorare.

La questione del lavoro (labor, in latino, significa “sforzo”, “fatica”) è spesso banalizzata con le frasi ad effetto quali il lavoro nobilita l’uomo (la donna è un sottoprodotto linguistico dell’universale maschile in questo e troppi altri casi) o reclusa a dati e statistiche.

Io credo, profondamente credo, che sarei una scrittrice peggiore non fossi a contatto con la realtà sociale: non mi spendessi, con altro linguaggio, per modificare il tessuto, il testo del mondo.

E infatti questo vado a fare il 21 Marzo, quando terrò uno speech sulle possibilità di potere ai Dirigenti scolastici di Pisa: cioè su una nuova visione del ‘potere’ come possibilità in campo educativo e non solo.

Davanti alle e ai Dirigenti Scolastici parlerò anche della questione della Leadership partecipativa, delle sfide dell’organizzazione e delle possibilità di monitorare i livelli di stress-lavoro-correlato. Di autorevolezza e comunicazione. Sarà bellissimo.

Ma tengo, enormemente, anche ad un altro impegno che comincia la settimana della Giornata Mondiale della Poesia: quello sulla educazione  paritaria e la storia delle donne all’istituto Enrico Fermi di Limite sull’Arno.

Avrò 4 incontri con le ragazze e i ragazzi della secondaria di primo grado e parleremo assieme di tutte le figure di donne dimenticate, di come sia stato possibile questo avvenisse e del perché sono necessari progetti come quello della ricercatrice spagnola Font Paz con il suo Wink (Women’s Invisible Ink).

Non è infatti possibile pensare di modificare la realtà se non si modifica il modo di leggere la realtà. Se non si continua a produrre cultura paritaria, a studiare per un canone che preveda uomini e donne selezionati grazie al loro valore e non per il genere di appartenenza.

Non ci serve una monumentalità, ci serve uguaglianza.

E per questo, invece che leggere le mie poesie, il 21 marzo, parlerò della poesia che mi porto nel cuore: quella di potere essere libera, quella di volere essere attiva in questo mondo con le mie parole. In rima o senza.