Marisa Garreffa ha un gran coraggio. Quello di parlare, di evitare il “non detto”, di denunciare con forza quel “silenziamento” che si vorrebbe dalle vittime di stupro. Lo fa nella sua lingua, l’inglese (l’articolo si può leggere in traduzione nel link sotto) per raccontare non solo l’esperienza feroce dello spossessamento del sé, ma anche la doppia violenza dei giudizi, delle ipotesi, dello stesso sistema giudiziario. Garreffa racconta come ci si sente a non avere “la parola”, ad essere preda della altrui narrazione senza possibilità di difesa. E lo fa con parole acute e dolorose, ma sempre lucide. “chi testimonia per il testimone”? si chiedeva Levi. La traduzione, il portare oltre un racconto è l’arma necessaria per conoscere e divulgare. Per tutte e per tutti.

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