Bologna è bellissima sabato 9 Febbraio: nelle strade risuona la musica di un cantastorie, odore di salame, di pane caldo.

La mostra di Hokusai al Museo Archeologico avvince e incanta con la sua famosa onda, iconica e inquietante. Noi siamo qua perché Sergio Rotino, all’interno della Rassegna Paesaggi di Poesia 2019, mi ha invitata a parlare di Con Figure. Ad attendermi alla Libreria Trame trovo Lorenzo Mari, autore di un bell’articolo sul libro. 

Nella tua poesia non c’è frizione, solo affetti

dice Rotino. “Dell’odio non scrivo: l’ha già fatto Dante”, rispondo divertita. In realtà nella poesia Klimenco ho deposto quel che penso della cancellazione dell’altro, dell’odio per l’altro: crittografata c’è parte della mia storia. Ma basta lì: non altrove. 

Si parla della lingua, aulica e contadina: di come risulti essenziale, oggi, ritrovare un linguaggio che sganci la poesia dalla retorica della forma, dall’elitarismo sterile. Vedo la Tesoriera della Società delle Letterate, Loredana Magazzeni, in platea. Vedo volti di donne e uomini che domandano e interrogano: un uomo scopre Montale dietro una lassa. Io la chiudo con “rumare”: resto popolare.

Leggo testi, si chiacchiera, ci si abbraccia: a che altro serve altrimenti la poesia? Parlo però di diritti, di diversità insita nei miei racconti, di giustizia. Dell’essere con la moltitudine. Risaliamo in macchina che fuori è buio. Ma dentro di me, luce.

«È altrove, semmai,
questo esserci
declinata in sprazzi di figure:

forse il senso,
è solo questo.»